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Blog di Cuggiono Democratica

Cittadini che partecipano ai lavori del gruppo "Cuggiono Democratica"

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Signor Mozart - interessante comunicato stampa

Signor Mozart - interessante comunicato stampa

Domenica 27 settembre, il Comune di Cuggiono , in collaborazione con il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, ha dedicato una giornata a Mozart.
L’iniziativa conclude una stagione contraddistinta da vari eventi riferiti al Settecento, che sicuramente è il secolo di cui Cuggiono stessa vanta le più significative testimonianze e che vi ha visto attivi i maggiori architetti dell’epoca, da Leopoldo Pollack a Giuseppe Zanoia o Luigi Canonica, per non citarne che alcuni.
Riprova per eccellenza è Villa Annoni, con il suo immenso e suggestivo parco, ancora oggi testimonianza esemplare di quella “moda” del giardino all’inglese che ha contraddistinto il “secolo
dei lumi” nella sua tensione al recupero di un rapporto armonico con la natura.
Rifacendosi alla prima del Flauto magico a Vienna il 30 settembre 1791, canto del cigno di un Mozart destinato a morire due mesi dopo, proprio nelle storiche sale al piano terreno della Villa si è tenuto un concerto per pianoforte e voci, con una ricca scelta dei brani più significativi. Due soprano, un mezzosoprano e un baritono ─ tutti giovani e selezionatissimi allievi del Conservatorio milanese ─ hanno ripercorso la storia operistica di Mozart, da Le nozze di Figaro del 1786 al Flauto magico appunto, e dunque dalla straordinaria collaborazione con l’italiano Lorenzo Da Ponte all’unica e finale opera in tedesco.
Spettacolare la chiusa, teatro nel teatro, con la tragica e inquietante apparizione dalle tenebre del parco della Regina della Notte che, avvolta in veli neri, dopo aver cantato la difficilissima aria di vendetta, nelle tenebre della sua perfidia è ripiombata. Non si può non pensare alle potenzialità scenografiche di Villa Annoni nel suo complesso.
Ma non è tutto. Al mattino, inaspettatamente in piazza, altrettanto giovani ─ e piace sottolinearlo ─, altrettanto bravi e belli, i componenti di un quartetto per archi e un “virtuoso” quattordicenne della chitarra classica hanno in modo inatteso dimostrato a un pubblico, tanto casuale quanto piacevolmente stupito, che la musica appartiene al nostro quotidiano. E quasi l’avessero evocato, o venisse a controllare, ecco apparire Mozart che, con codino e tricorno, redingote d’argento, pizzi e trine, schizza tra i presenti in skateboard, con scarpe da tennis. Amadeus è sempre stato un trasgressivo. Certo non sarebbe potuto succedere a Bach, o Beethoven, con tutto il rispetto.
Le voci: Albertina Del Bo, Derya Belevi. Elena Caccamo, Hao Tian. Al piano Kleva Metolli. Alla chitarra classica Samuele Fontana. Agli archi: Carlo Mainardi, Marina Mainardi, Margherita Miramonti, Lorenzo Scaglione. Voce recitante Nora Picetti.
Nicholas Piozzi si leva il tricorno e chiede scusa a Mozart.

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franz marie, pg 12/28/2015 22:43

Lettera a Giulia (2011)

La vita è poesia, la poesia è musica e la musica è vita. La prima volta che venni operato a Venezia per otosclerosi bilaterale, mi sostituirono la staffa dell’orecchio interno destro microchirurgicamente. Paura? Cara Giulia, caro angioletto, ti sono vicino. La prima cosa che riudii dopo tanto silenzio fu il rumore di una pioggia d’agosto, mentre intravedevo, da quella finestra d’ospedale, un bel chiostro. Più volte sono tornato in quei paraggi non di lungi dalla fermata del vaporetto, anche per riosservare la stele del doge Vendramino, oppure per visitar l’Arsenale. E quello specchio di laguna, che volge a Oriente, in principio, era dove si svolgeva lo Sposalizio col mare. Tutti conoscono: do, re, mi, fa, sol, la, si, (do), la scala di do maggiore. Nel mio piccolo, cos’altro posso io trasmetterti di utile? Forse a costruire “papiri” col regolo musicale di mia invenzione! Armati di colla, di carta, di forbici, e magari di una fotocopiatrice per la matrice: parrà gioco che spazientisce, ma ti assicuro, o certosina, che il gioco vale la candela. Purtroppo, essendo un gioco matematico non lo posso brevettare, benché con un buon computer le sue applicazioni siano innumerevoli. Non son io il poeta A. Rimbaud di colorate vocali, benché se ne possano trascrivere ben sette, anziché le sole cinque di giochini pentafonici (tipo motivo tedesco di Inno alla Gioia composto di sole cinque note, e probabile gioco d’origine celtica): i, é, è, a, ò, ό, u. E tante quante quelle della frase: “In bellezza corro giù”. Ora, prendi nota della sequenza di “quinte” alternate: si, mi, la, re, sol, do, fa. Se la trascrivi su quadrettata colonnina verticale di quadernone, per cinque volte di seguito, a essa puoi aggiungere tutta la gamma di bemolli (b), di doppi bemolli (bb), da un lato ascendente, e di diesis (#), di doppi diesis (x), in quello discendente, tanto da ottenere ben trentacinque note accidentate e non, sulla stessa colonnina del regolo. Per intenderci: six, mix, lax, rex, solx, dox, fax, si#, mi#, la#, re#, sol#, do#, fa#, si, mi, la, re, sol, do, fa, sib, mib, lab, reb, solb, dob, fab, sibb, mibb, labb, rebb, solbb, dobb, fabb; non facendo altro che innalzare di un semitono (diesis) o abbassare di un semitono (bemolle) la sequenza di quinte indicata e di innalzarla ulteriormente di un tono (doppio diesis) o di abbassarla di un tono (doppio bemolle). Ti chiederai il perché dei doppi diesis/bemolli, ma, se volessi tu costruire tutti gli accordi di settima diminuita come questo: do.mib.solb.sibb, come farai mai? Ora, se disponi di dodici colonnine così ordinate, le ritagli verticalmente e le muovi su e giù componendo in orizzontale una qualsiasi scala musicale [ad esempio, l’armonica minore la, sol#, fa, mi, re, do, si, (la), oppure l’armonica maggiore: do, re, mi, fa, sol, lab, si, (do)], ti accorgerai che parallelamente a tale costruita scala vi compaiono tutte le altre adiacenti che per struttura hanno le stesse distanze di un semitono o di un tono o di tre mezzi di tono. Tale giochino di ridistribuzione matematica delle note, forse un giorno, ti servirà per approfondire accordi musicali, tra i quali “do. mib. sol. sib. re. fa#. la”, accordo di tredicesima minore, che in vero è costituito da tre accordi di quinta: (do. mib. sol), (sol. sib. re) e (re. fa#. la), oppure due accordi di settima: (do. mib. sol. sib) e (sib. re. fa#. la). E, costruito tale accordo in orizzontale con le colonnine del mio regolo musicale, noterai che vi è un altro accordo, e questa volta “maggiore” rispetto al do tredicesima minore, che sul “papiro” procede in diagonale dal basso a destra verso l’alto a sinistra, passando sulla “settima”: il si bemolle. Tale accordo è “do. mi. sol. sib. re. fa. la”. Il giochino lo puoi fare anche al contrario: dato in orizzontale l’accordo minore, in diagonale ti torna il maggiore. E tu dirai: ma ne sei così sicuro che essi siano i rispettivi maggiore e minore? Risposta: può essere dimostrato abbastanza difficilmente, tenendo presente che le scale, come del resto gli accordi costruiti su di esse, si incastrano le une nelle altre a partire da una quinta successiva: e qui, per illuminarti, non ti lascio un complicato diagramma 22x22, ma ti indico che dovresti far in modo che una funzione giustifichi l’altra, mettendo in verticale la sequenza [B]. Bb. A. G#. [G#]. F#. F. [E]. D#. D. C#. [C]. B. A#. [A]. G#. G.. [F#]. E#. E. D#. [D] e in orizzontale [D]. Eb. E. [F]. F#. G. G#. [A]. Bb. B. [C]. C#. D. D#. [E]. F. F#. G. [G#]. A. A#. [B]. Tutto ha origine da [D] ed esso riflette delle armonie di cui parlo, dimostrando che per l’accordo maggiore di tredicesima in re ne esiste solo uno corrispondente di tredicesima minore: nella prima colonna verticale a sinistra c’è D 13 (major), cioè D. F#. A. C. E. G. B, e per quinte discendenti tu incontrerai sib, fa, do, sol, re; nella colonna orizzontale più in basso c’è D 13 m (minor), e cioè D. F. A. C. E. G#. B, e per quinte ascendenti tu incontrerai re, la, mi, si. Certo, un aiutino te lo darei, ma voglio essere alquanto sibillino: ti dico soltanto che a quel diagramma si incastra benissimo un altro da me già dedicato a tua cugina Yoshino nel morso corrosivo di una notte insonne. Naturalmente, D=re, E=mi, F=fa, G=sol, eccetera, nella notazione inglese. Dell’accordo musicale su citato in C 13 (do-mi) è un intervallo di terza, (do-sol) di quinta, (do-sib) di settima, (do-re) di nona, (do-fa) di undicesima, (do-la) di tredicesima. Inoltre, [do.mi] un accordo di terza, [do.mi.sol] di quinta, [do.mi.sol.sib] di settima, via via dicendo fino a quello sopra di tredicesima. Le colonnine del “papiro” le puoi sempre ritagliare e incollare, utilizzandoci dietro anche lo scotch-carta dei falegnami, e questo per visualizzarne lo spettro nel suo insieme e per cerchiare le note più interessanti con un evidenziatore. Non immagini quanto ci abbia sudato dietro, io che il destino avrebbe voluto vedere sordo. E non solo questo. Nella vita si passano tante cose: si possono perdere mogli e buoi, ma la dignità di un uomo è quella che più conta al tuo paese. L’amore è come un’equazione che va divisa per due, diceva un poeta bergamasco; talvolta l’anima è un caro nome odiato dal destino. Visto che non sei ancora grande non capirai molto le mie parole, ma un giorno la maturità ti porterà a cercare di scoprire i misteri della vita. E ti chiederai tante cose. Ti chiederai persino il perché si insegnino e s’imparino a scuola certe nozioni base, e ogni anno scolastico le si riprendano d’accapo e le si approfondiscano meglio. Un giorno, poi, vorrai dire la tua sul mondo, lasciare qualcosa di tuo, un po’ come ho fatto io con qualche libricino non proprio emozionante. E, se continuerai sulla via del canto, ti potresti anche chiedere che note musicali figurano tra quelle di una qualsiasi scala di 7 + 1 data. Per la tua gioia, pertanto, accenniamo soltanto alle scale diatoniche minori, un nome che sa di bizzarro. Prendiamo in esame re minore naturale (le sue note leggile tra parentesi nella sottostante sfilza di dodici più una): (re). do#. (do). si. (sib). (la). sol#. (sol). fa#. (fa). (mi). mib. (re). E in esame anche re melodica minore, tanto non cambia granché la solita sfilza: (re). (do#). do. (si). sib. (la). sol#. (sol). fa#. (fa). (mi). mib. (re). Come puoi ben vedere la scala minore è discendente. In quella sfilza di note c’è un sol#. Se ci fosse invece il lab, nota dal suono omofono al pianoforte ma non al violino, quando la scala ascende? Osserva un attimo la diatonica di do maggiore (tra parentesi le solite note base): (do). do#. (re). re#. (mi). (fa). fa#. (sol). sol#. (la). sib. (si). (do) ascendendo. E discendendo, ivi comprese quelle intercalari: (do). (si). sib. (la). lab. (sol). fa#. (fa). (mi). mib. (re). reb. (do). Le scale diatoniche minori sono uguali a se stesse sia nell’ascendere che nel discendere, le maggiori no. Ma c’è un particolare modo di alterare leggermente questa funzione matematica. Ho ideato una mia scala minore in re. Ciò che fa la differenza armonica è un lab in ascendere e un sol# nel discendere. Ho tenuto conto di questo paradigma: (do#.re.mib) ripetuto a diversa altezza. E nell’ascendere essa è [re. mib. mi. fa. fa#. sol. (lab). la. sib. si. do. do#. re]. Se la osservi meglio constaterai che è impropria, perché fa parte di due diatoniche minori: do/sol minore, dove il do e il reb nel registro basso non ci sono più. Difatti, se tu prendessi un foglio quadrettato e ci scrivessi in scala le diatoniche che, col mio regolo, ricavi da quella in do, ti accorgeresti che esse si inanellano le une alle altre, come una catenella: del do maggiore fa parte anche il sol maggiore a partire da una quinta, il sol stesso; del sol il re, del re il la, e via via dicendo. Non ci credi, vero? Ma perché ho fatto ciò? Il lab non è un armonico sol#, però può essere utile in certe circostanze di composizione per uno strumento ad arco, come il violino. La suddetta è [re. do#. do. si. sib. la. (sol#). sol. fa#. fa. mi. mib. re] nel discendere. Questa è una mia trovata! Però, intanto tu studia corrette cose: quando sarai un po’ più esperta, prova a rivoluzionare un po’ le cose. Ora, osserva la scala ascendente e discendente della diatonica minore in re con il mio regolo e dimmi, se l’algebra non ti fa tentennare, a che altezza rintracci la scala cromatica coi “b” della dodecafonia (per intenderci: si, sib, la, lab, sol, solb, fa, mi, mib, re, reb, do. È quella stessa individuata dai tasti bianconeri del pianoforte, strumento più evoluto del clavicembalo). Su, componila in orizzontale e parallelamente a essa troverai quella cromatica coi “#”. Con il regolo scoprirai, un giorno, persino relazioni proibite: l’accordo in sol siglato G 13/7+ (dove 7+ è una settima aumentata e l’accordo di tredicesima istessa è fruibile soltanto da grande orchestra) è maggiore rispetto a G m13/7+/11+ (che lungo nome!) e G m13/ 7/5- /11+ minore rispetto a G 13/9-. Ma stranamente G 13/11+ è bifronte, cioè incrocia se stesso sul settimo grado nel regolo. Come l’antico dio romano Giano, ciò presiede a due porte dell’urbe, della città ideale: è collegato alla tredicesima minore, facendo le veci dell’accordo maggiore nel Blues. Ma non lo è, a mio dire, quello maggiore, e di funzioni Giano ne esistono molte altre. Per intenderci: G 13/7+ è (sol. si. re. fa#. la. do. mi) e G m13/ 7+/ 11+ è (sol. sib. re. fa#. la. do#. mi), mentre G m13/ 7/5-/11+ è (sol. sib. reb. fa. la. do#. mi) e G 13/ 9- è (sol. si. re. fa. lab. do. mi). Dunque, si individuano due gruppi maggiore e minore: Alfa e Beta. E un terzo, Gamma, di cui G 13/11+, ossia (sol. si. re. fa. la. do#. mi), è il famoso Giano. Naturalmente esiste il gruppo Delta, dove G 13 (sol. si. re. fa. la. do. mi) è maggiore rispetto a G m13 (sol. sib. re. fa. la. do#. mi). Dice koan zen: “Che fine fanno i buchi quando il formaggio è finito?”. Se una groviera la diatonica re minore su citata, forse, con qualche ruttino, un topolino risponderebbe così: “re, do#, si, la, sol, fa, mib, (re)”, mentre geisha suona il koto, nella sera, sognando che ritorni il suo amato dal lontano castello di Ninjo, quello dello shogun di Kyoto. Tale scala eudorica minore (“eu” vuol dire buono, “dorica” perché gli antichi greci ne suonavano una che è la stessa ma senza gli accidenti # e b; quando finisce tu dici che non si “posa” bene: quel re la rende instabile, mancando appunto i #/b) è nota nel Giappone dei sette samurai. Tolto quel re “a capo e coda” si sconfina nell’esatonale di Debussy, poiché tra do# e si, tra si e la, tra la e sol, tra sol e fa, tra fa e mib, tra mib e do#, c’è la distanza di un solo tono. Per concludere questa lettera, ti dirò qualcos’altro di interessante, poiché per me la musica è tutto un cosmo da quando ho cantato il gregoriano, prima di diventare a poco a poco sordo: il la minore naturale ha come relative il re minore col sib e il mi minore col fa#. La melodica minore in sol ha già sia il sib che il fa# nella sua struttura originale di scala artificiale. Analogamente, la scala eudorica minore in re, sopra accennatati, contiene sia il do# che il mib delle scale più attigue a quella in sol melodica minore. Il la minore naturale (Juste), il re minore eudorico (Cargo) e il sol melodica minore (Mild), tutti compositi di due semi-toni e di cinque toni, io li considero scale base di sistema a se stante. Ora, nei panni di un detective famoso come Hercule Poirot, personaggio letterario di Agatha Christie, non intuisci già un bel giochino di relazioni che ben si modulano assieme come i giri-motore d’una Bentley? Si possono fare tanti accordi spuri, per esempio, fondendo quelle scale minori tutte insieme, come fossero linee melodiche di trio, ma non voglio privarti del piacere della scoperta. Nulla più ho da ripeterti che la vita è poesia, la poesia è musica, la musica è vita. Apprezzane il valore. Va’ dove ti porta il cuore. Ricordati di me ogni tanto.

Lo zio