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Blog di Cuggiono Democratica

Cittadini che partecipano ai lavori del gruppo "Cuggiono Democratica"

Blog di Cuggiono Democratica

Le donne nella Resistenza in Lombardia

Le donne certamente hanno portato nella Resistenza valori specifici e il

loro apporto, anche quando facevano

le stesse cose, era profondamente

diverso da quello degli uomini. Meno

politicizzate, sentivano in compenso

più forte l’impegno generale per un

mondo diverso e migliore; meno

militarizzate, erano in compenso più

sensibili alla solidarietà nella lotta

senza distinzioni di gruppo; meno

protagoniste, profondevano anonima

abnegazione a piene mani.

[...]

Nei libri scritti da uomini, storici o

politici o, più spesso, da ex

comandanti partigiani, le donne

compaiono poco, talvolta come nota

di colore e sono viste quasi sempre in

funzione di aiutanti, di collaboratrici

anziché di vere e proprie combattenti

in prima persona quali sono state. I

capi esprimono la loro riconoscenza,

quasi che la partecipazione fosse un

aiuto da persona a persona e non un

intervento diretto in una lotta tesa alla

realizzazione di comuni ideali. 

Le donne, anzi, avevano un ideale

in più: quello della loro personale

liberazione, quello di una società

diversa in cui diversa fosse la loro

collocazione. Di questo non tutte

erano consapevoli, soprattutto

all’inizio, ma la cosa balza agli occhi

nei fogli clandestini, dove si avanzano

rivendicazioni quali il voto, la parità

salariale e la parità in famiglia.

[...]

Occorre inoltre ricordare che le

donne erano tutte assolutamente

volontarie, a differenza degli uomini,

in particolare dei giovani in età di

leva, per i quali una scelta comunque

si imponeva: lasciarsi mandare in un

campo di lavoro in Germania, entrare

nelle Brigate nere o salire il

montagna coi partigiani. Le donne

avrebbero potuto restarsene a casa

tranquille; trovavano facilmente lavoro

appunto in sostituzione degli uomini

e da amichevoli rapporti coi tedeschi

o coi fascisti avevano solamente da

guadagnare, in un momento in cui la

mancanza di viveri e di altri generi

indispensabili, di cui questi

largamente disponevano, si faceva

sentire in modo drammatico.

Volontarie quindi, e spesso

entusiaste, affrontavano rischi e

fatiche con uno spirito che stupiva i

compagni

Erano tante. Difficile fare un conto

anche approssimato, perché

raramente le donne erano iscritte nei

ruolini delle formazioni; questo

avveniva solo per le combattenti in

armi – non poche – che giunsero

anche a funzioni di comando con

gradi militari poi ufficialmente

riconosciuti alla liberazione. La

maggior parte assolvevano a compiti

di natura diversa, ma non per questo

meno pericolosi.

C’erano le famose staffette, che

erano in verità quasi sempre veri

e propri ufficiali di collegamento e

non solo «battistrada» nelle azioni e

negli spostamenti; quel tipo di lavoro

era facilitato dalla maggiore

possibilità di movimento per le

donne, anche in zone controllate

dove gli uomini venivano di regola

fermati.

C’erano le informatrici, talvolta

addirittura infilate come impiegate

negli uffici militari o paramilitari

tedeschi o fascisti; a queste facevano

capo altre, che portavano le notizie

interessanti direttamente alle

formazioni, a tappe forzate, magari a

piedi o in bicicletta, riuscendo spesso

a vanificare progettati rastrellamenti.

C’erano le infermiere, che agivano

dentro e fuori dagli ospedali

nascondendo e curando feriti, o

raggiungendoli in formazione; le

dottoresse, che sovraintendevano a

una complessa rete di ospedaletti da

campo.

C’erano le addette alla stampa, che

operavano nelle redazioni clandestine

e badavano alla distribuzione di

giornali e volantini. C’erano le

portatrici d’armi, le segretarie dei

comandi, le addette alla

organizzazione di alloggi clandestini e

luoghi d’incontro per i capi militari e

politici.

C’era insomma intorno al

movimento partigiano, sia in città che

sui monti, una fitta ragnatela di

donne che facevano tutto,

fronteggiando le situazioni più

impensate, spostandosi

continuamente, aiutandosi fra loro e

scegliendosi l’un l’altra con sicuro

intuito in cerchi sempre più larghi,

sempre più complessi e sempre

più fluidi.

 

Le donne nella Resistenza in Lombardia

di Giuliana Beltrami Gadola

Donna lombarda,

a cura di Ada Gigli Marchetti e Nanda Torcellan,

Milano, Angeli, 1992.

 

Tratto da "1946 le donne al voto" Istituto Lombardo di Storia Contemporanea

 

 

 

  http://www.sanremobuonenotizie.it/images/stories/manifestazioni/25_aprile_liberazione.jpg

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