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Sull’ultimo editoriale di “Cuggiono Informa” il Sindaco ha scritto sul contratto “derivati” dicendo che, chiudendo il contratto, il Comune ci ha guadagnato e pertanto il messaggio è che gli amministratori “sono stati bravi”. E’ un ragionamento fuorviante, intellettualmente poco onesto, ma soprattutto molto pericoloso.
Noi non abbiamo alcun interesse a esasperare criticità, come il Sindaco ha cercato di insinuare, ma certamente ad avere un Comune ben amministrato e un’informazione aderente alla realtà. Siamo solo contenti di essere usciti da questo pasticcio, come abbiamo chiesto più volte.
Ricordiamo bene che il 31 luglio 2008 (solo 2 anni fa) per rescindere questo contratto servivano 909.479 euro (dai documenti ufficiali) che significavano un perdita netta di 492.585 euro per le casse comunali invece che un guadagno. Allora possiamo dire che ci è andata bene, che abbiamo scampato il pericolo, ma non che “siamo stati bravi”.
Infatti, è solo perché è intervenuta una pesantissima crisi economica che sta bloccando l’economia mondiale da molti mesi che non ci abbiamo rimesso. Ormai tutti sanno che quando l’economia è briosa e dinamica i governi alzano i tassi d’interesse mentre li abbassano quando l’economia è in crisi o rallenta, per stimolare la ripresa. Guadagno o perdita dei “derivati” sono legati all’andamento dei tassi d’interesse. A meno di pensare che gli amministratori puntassero sulla crisi epocale avvenuta che tante difficoltà sta portando alle famiglie, come si può affermare di aver ben operato?
 Nessuno ha mai detto che avremmo perso milioni di euro, ma solo che si era assunto questo rischio. E’ sempre stato chiaro, a chi non vuole essere in malafede, che era una possibilità, non una certezza, come insinua il sindaco. Se i tassi di interesse fossero arrivati al 7%, come nel 1997 non 30 anni fa, il Comune di Cuggiono ci avrebbe rimesso ogni anno centinaia di migliaia di euro.
 Il Sindaco poi non racconta che, una volta evidenziato i possibili risvolti del contratto, il Comune ha pagato 30.000 euro un consulente per capire la gravità della situazione e le possibilità di uscirne.
Né ricorda il duro giudizio della Corte dei Conti, che certo non si può dire incompetente, che con una deliberazione ufficiale sottolineava l’eccessiva rischiosità del contratto, tutta a sfavore del Comune e intimava di prendere provvedimenti a riguardo.
 E’ stato creato un fondo di riserva, fino ad allora completamente inesistente, alimentato da accantonamenti e vendite di patrimonio comunale, sperando nella discesa dei tassi d’interesse per poter chiudere il contratto.
Il punto centrale è che un buon amministratore non mette a repentaglio un Comune, come non si rischia il futuro della propria famiglia con scelte azzardate. Di fatto l’Amministrazione ha giocato d’azzardo coi soldi dei cittadini, rischiando il disastro. Che poi non sia successo e fortunatamente questa volta sia andata bene è anche secondario.
Ma il fatto più grave e pericoloso è che, con queste affermazioni e ragionamenti, è chiaro che questi signori sono pronti a ripetere cose simili in futuro. Probabilmente, se la legge l’avesse consentito, avrebbero comprato coi soldi dei cittadini obbligazioni argentine, Cirio o Parmalat (poi fallite con miliardi di debiti non pagati alle famiglie italiane) inseguendo fantomatici guadagni.
Si è deciso di chiudere il contratto per tutto quanto segnalato da noi e dalla Corte dei Conti, ed evidentemente anche dal consulente del Comune, ma anche perché alcuni consiglieri di maggioranza l’hanno sostenuto perché necessario. Sono agli atti le posizioni espresse da Crespi e Martinoni per ridurre il rischio mentre gli altri, tra cui in particolare gli assessori Michele Liguori, Maria Veneziano e Luigi Tresoldi, hanno sempre sostenuto in consiglio il “buon operato”. Sono persone cortesi, con cui magari prendere volentieri un caffè al bar, parlare di calcio o condividere momenti di festa, ma a cui non affidare la gestione di un comune perché hanno dimostrato di non esserne capaci.
D’altra parte è sotto gli occhi di tutti, non solo parole nostre, la mancanza di risorse per qualsiasi cosa, dalle luminarie natalizie ai progetti didattici per i nostri ragazzi, al degrado del Parco di Villa Annoni, al dissesto e la sporcizia di strade, piazze e aree verdi. E soprattutto i cittadini vedono che nei comuni vicini non è così.
Poi si dice che i bilanci sono in pareggio. Per questo pareggio sono stati ridotti servizi e interventi e aumentate le tariffe (lo scuolabus +60% da un anno all’altro). E ricordiamo tutte le proprietà comunali vendute: nel 2006 un terreno da edificare a Castelletto vicino al campo sportivo, nel 2007 un terreno da edificare vicino via S.Louis (appena rieletti, al posto del Piano urbanistico promesso come primo intervento), dal 2008 al 2010 un terreno edificabile in via N.Iotti, nel 2010 un ampio terreno agricolo e l’ex-asilo in Piazza della Vittoria. Sono milioni di euro. Dov’erano scritte queste cose nel programma presentato ai cittadini?
La vendita dell’ex-asilo è stata poi obbligata, anche dagli organi di controllo, per creare un fondo di svalutazione crediti, esattamente come da noi indicato lo scorso luglio, di 350.000 euro per coprire il buco di bilancio del 2008 e 2009, per cui mancano le garanzie obbligatorie per legge per chiudere i bilanci comunali.
Dagli errori compiuti le persone di senno imparano e si correggono, riconoscendoli e anche ammettendo quelli che inevitabilmente si possono commettere. L’arroganza e l’ottusità sono invece quei comportamenti che ci portano alla rovina. Sono molti ormai i cuggionesi che considerano un errore l’aver votato questi signori e non vorranno ripeterlo.

 

Flavio Polloni - consigliere Cuggiono Democratica