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Blog di Cuggiono Democratica

Cittadini che partecipano ai lavori del gruppo "Cuggiono Democratica"

Blog di Cuggiono Democratica

Discorso del 25 aprile 2011 del Presidente dei Combattenti

Carissime cittadine, carissimi cittadini

voglio iniziare col ricordare i partigiani Cuggionesi caduti nella lotta di Resistenza per liberare l’Italia dal giogo fascista.

Carlo Berra, Giovanni Gualdoni e Giovanni Rossetti,

sono parte di un patrimonio enorme fatto di sofferenze, sacrifici, eroismi di tante persone che hanno pagato con la vita la riconquista della libertà per tutti noi.

***

Oggi qui ricordiamo e celebriamo il 66° anniversario della LIBERAZIONE, ovvero la conclusione, con la vittoria, di una grande lotta di popolo per la libertà e contro il fascismo.

La dichiarazione dei Diritti dell'Uomo del 1948 all’articolo 1 proclama che "tutti gli esseri umani nascono liberi con la loro dignità, con la pienezza dei loro diritti".

Ecco cos’è stato il 25 aprile 1945:

la vittoria di donne e uomini che, con il loro sangue e il loro sacrificio, hanno saputo riconquistare la libertà, la dignità e i diritti di cui erano stati privati con la violenza, l’inganno, la sopraffazione dal fascismo e dal nazismo.

***

Per cercare di capire come si è arrivò alla lotta di liberazione, dobbiamo rivisitare gli anni che, a partire dal 1922, hanno visto la dittatura nascere e svilupparsi in un regime dalle caratteristiche sempre più totalitarie.

È bene non dimenticare che il fascismo andò al potere nel rispetto delle norme costituzionali di allora, cioè nel rispetto dello Statuto Albertino, che assegnava al Re il compito di scegliere il capo del Governo.

E il Re chiamò Benito Mussolini.

Mussolini presentò il suo governo, il suo programma, ed ottenne la fiducia. Quindi, la nascita della dittatura è avvenuta nel pieno rispetto delle norme.

Occorre dunque essere vigili: non è sufficiente il rispetto delle norme, ma bisogna che un popolo intelligente non smetta mai di salvaguardare la propria libertà.

***

Quello fascista all’inizio sembrava un governo come altri ma nel 1924 ci fu l’uccisione di Giacomo Matteotti, il capo dell’opposizione.

Un regime democratico non elimina gli oppositori e, soprattutto, non li fa uccidere.

Avvenne così che fu eliminato il diritto di esprimere un voto libero (non c’era ancora il voto alle donne, ma c’era già il suffragio universale maschile).

Tale diritto venne eliminato con la pericolosa amabilità che sanno avere le dittature, che sembrano quasi dire: "caro cittadino, cerco di alleggerirti dagli impegni” o, come si ama dire oggi: “lasciateci governare”!

In breve tempo il Sindaco si chiamò Podestà,

E’ forse così grave cambiare dei nomi? I nomi si possono cambiare, ma spesso dietro ai nomi si celano i fatti e la verità: infatti mentre il Sindaco era eletto, il Podestà veniva invece nominato dall'alto;

Venne poi la volta della libertà di stampa, che fu del tutto eliminata, e i partiti, ad eccezione di quello fascista, furono dichiarati fuori legge e così pure i sindacati, tranne quello fascista.

E poi

• la “tessera del pane”, ovvero l’iscrizione al partito fascista, pena il licenziamento,per tutti i dipendenti pubblici;

• l’emanazione delle leggi razziali con cui il governo fascista decretò che gli ebrei non erano più cittadini al pari degli altri;

• la dichiarazione di guerra, il 10 giugno del 1940.

Negli anni il fascismo infatti invase, oltre a larga parte della media e dell’alta borghesia, un mondo di gente semplice.

Ci furono tante famiglie che erano vicine al fascismo, tanti affermavano Mussolini aveva portato ordine e molti non si curarono del fatto che aveva imposto un ordine calpestando i diritti fondamentali della persona….

Ma certe volte si guardano le cose piccole, perché interessano, e le cose grosse si lasciano passare: questo nel corso della storia è capitato più di una volta!

Quelli che non cedettero subirono una vera e propria persecuzione.

***

Nel marzo del 1943 iniziarono degli scioperi: fu il momento in cui si vide la rottura del mondo operaio, del mondo popolare col fascismo.

Fu un momento importantissimo: non vi è dubbio che questi scioperi pesarono sulle decisioni che il Gran Consiglio del fascismo prese il 25 luglio del 1943 e che indussero il Re a far arrestare Mussolini.

Nacque il governo Badoglio e dopo quarantacinque giorni si arrivò all’8 settembre, all’armistizio.

Iniziava il tempo più terribile, più insanguinato della nostra storia.

Il Re lasciò Roma e il Governo Badoglio lasciò l’esercito nel più completo abbandono e ne decretò lo sfascio!

Allo sfascio dell’esercito seguì l'occupazione tedesca e i fascisti diedero vita alla Repubblica di Salò, la Repubblica Sociale Italiana ed intensificarono la persecuzione degli oppositori politici e degli ebrei.

E’ in questa situazione di forte sbando subito dopo l’armistizio che vi fu la cattura e la deportazione di oltre seicentomila soldati italiani (e mio padre fra loro) …

Quanti non sono tornati? Migliaia!

Dopo l'8 settembre gli antifascisti presero le armi e si passò ad un antifascismo di lotta. Andarono in montagna, rimasero in pianura, incominciarono le riunioni clandestine, il grande lavoro per la lotta contro il fascismo e contro il tedesco invasore.

Per i partigiani, per questi patrioti, che gli avversari chiamavano ribelli, l’inizio non fu facile: bisognava procurarsi armi, bisognava trovare il modo di vivere e non sempre le popolazioni capivano che cosa stava nascendo e temevano il peggio. Poco alla volta, ma anche con una certa rapidità, la gente capì.

Nel dopoguerra le commissioni, istituite a tal proposito, hanno riconosciuto la qualifica di partigiano combattente a 232.841 persone.

Il mondo dei partigiani non avrebbe potuto fare quello che ha fatto se non avesse avuto l'appoggio, l'affetto, l'amore e la capacità di rischio della gente.

Questo legame formidabile divenne sempre più ampio, sempre più convinto.

Poi ci furono gli scioperi della primavera del '44, che avvennero principalmente nel triangolo industriale: ebbero un successo notevole, fermarono la produzione per 8 giornate e furono i più estesi di tutta l’Europa.

Ma ebbero anche conseguenze paurose, perché i fascisti per stroncare ogni opposizione chiesero l'appoggio dei tedeschi e molti operai furono deportati, e molti da Auschwitz, da Mauthausen e da altri campi di sterminio non tornarono.

Se già non lo abbiamo fatto, tutti noi dovremmo dedicare il tempo necessario alla lettura delle pagine di vita vissuta raccolte nel volume Lettere di condannati a morte della Resistenza.

E’ un documento incredibile: quando uno scrive qualche cosa in quelle condizioni, se scrive "viva l'Italia" lo scrive perché ce l'ha dentro… !

Tutto questo patrimonio si chiama "le nostre radici", le radici della nostra libertà.

***

Ci sono tre momenti nella nostra storia che nessuno, ripeto, nessuno potrà separare l'uno dall'altro.

Il primo è la lotta di resistenza, il "no" alla dittatura fascista, sia quella che ha preceduto l’8 settembre si quella che è seguita.

E’ importante perché da quella lotta di liberazione discende il secondo: la Repubblica.

Chi cerca, per polemica politica, di dividere questi due momenti perde tempo nel tentativo, infame e inutile, di cambiare i fatti.

Fu, infatti, il Comitato di Liberazione Nazionale che, a partire dal 25 aprile decise che si votasse, prima, per i Comuni (nel marzo ‘46), e poi, il 2 giugno dello stesso anno, per la scelta tra monarchia e repubblica.

Il terzo è l’Assemblea Costituente ed il suo frutto: la Carta Costituzionale.

Come ebbe a dire il Presidente Oscar Luigi Scalfaro:

“Ha un marchio questa Carta, in questa Carta risorge la Persona Umana; questo è il punto

focale e questa è la distinzione tra la dittatura e la democrazia: la dittatura mortifica la persona.”

“Nei primi undici articoli della nostra Carta, continua Scalfaro, si dice che la persona umana, il cittadino, è titolare dei diritti e partecipa alla vita dello Stato, quegli articoli sono un dialogo tra il cittadino e lo Stato.

Lo Stato non nasce con prepotenza, ma perché i cittadini lo fanno nascere, e lo Stato deve pensare alla persona, incominciando da quella più emarginata e più debole, per consentirle di camminare e tenere il passo con gli altri!

La Carta proclama i diritti della Persona, ma che cosa è la politica se non la capacità di fare in modo che quei diritti scritti diventino realtà vissuta per tutti i cittadini?

Questo è un tema che non si estingue mai, perché è un divenire continuo, quindi anche oggi c’è ìo spazio per una politica con la P maiuscola!

La politica ha bisogno dei giovani, comunque schierati, per difendere i valori, i diritti, la dignità della persona umana, fino a quell'incantevole diritto che èl'uguaglianza di tutti davanti alla legge, sino a quella pacificazione religiosa che dice che tutte le religioni hanno pari dignità, sino a quell'articolo 11 che dice "l'Italia ripudia la guerra", ed è forse uno degli articoli più formidabili!”

Ed un altro Presidente, Carlo Azelio Ciampi, ci ricorda che:

“Non è un caso che i Padri Costituenti, come simbolo di questo insieme di valori fondamentali, all'articolo 12, indicarono il tricolore italiano.

Il tricolore non è semplice insegna di Stato. È un vessillo di libertà, di una libertà conquistata da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei principi di fratellanza, di uguaglianza, di giustizia.”

***

Sovente, nel riflettere su questo nostro tempo presente, mi torna alla mente Piero Calamandrei quando affermava che:

“Fra le tante distruzioni di cui il passaggio della pestilenza fascista è responsabile, si dovrà annoverare anche quella, non riparabile in pochi anni, del senso della legalità. [...] Per vent'anni il fascismo ha educato i cittadini proprio a disprezzare le leggi, a far di tutto per frodarle e per irriderle nell'ombra.

Quanto sono attuali queste parole.

Attuali al punto da indurre il Presidente dell’ANPI Carlo Smuraglia a dire che:

"Ci avevano abituati (ma non rassegnati) al continuo disprezzo delle regole ed era già grave. Ma ora si sta passando (e forse si è già passato) ogni limite. I continui attacchi alla Costituzione ed alle Istituzioni di garanzia, che provengano dall’alto o si presentino come iniziative individuali (alle quali, peraltro, molti non credono) non solo creano un clima sempre più deteriore, ma fanno precipitare il sistema di regole fondamentali garantite dalla Costituzione verso una pericolosa deriva.

Le più recenti manifestazioni (gli insulti alla Magistratura ed alla Corte Costituzionale, l’insofferenza verso il Presidente della Repubblica, la proposta di abrogazione della XII disposizione transitoria, così come il progetto di riforma, nientemeno, dall’art. 1 alla Costituzione) non possono essere più tollerate e richiedono una compatta manifestazione di resistenza, un grande sussulto di orgoglio, un forte impegno di tutti a difesa dei valori cui si fonda la nostra Repubblica democratica".

Allora il 25 Aprile non può ridursi alla celebrazione ed al nostalgico ricordo delle nostre radici.

Noi dobbiamo assolvere al dovere di consegnare alle future generazioni una MEMORIA viva ed educatrice, capace di indurre gli uomini “a essere di più”, cioè a sviluppare pienamente le proprie potenzialità allo scopo di non essere più vittime passive del sistema, bensì esseri pensanti tesi a produrre dei cambiamenti.

Come disse il Giudice Giovanni Falcone: “Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta

che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.”

Occorre avviare un processo di COSCIENTIZZAZIONE, che comporta la presa di consapevolezza di ogni persona rispetto alla propria condizione personale e collettiva.

Sono queste condizioni indispensabili, ma non sufficienti, per provocare il cambiamento che necessita di un’azione concreta: la PRASSI.

Dobbiamo essere ancora in prima linea nella custodia e nell’attuazione dei valori della Costituzione, quindi della democrazia, e nella promozione della memoria di quella grande stagione di conquista della libertà che fu la Resistenza.

La LIBERTA’ è sempre una conquista, mai una elargizione.

Per questo, una sola parola d’ordine:

 

ORA E SEMPRE:

RESISTENZA !

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