6 Aprile 2020
Care concittadine e cari concittadini,
coloro che sono nati negli anni Settanta e Ottanta riescono ancora a riconoscere il senso affettuoso di queste parole, anche se il loro suono diventa sempre più debole. In quegli anni era l’inizio di una lettera, di una corrispondenza che, a volte, proseguiva negli anni.
In questo tempo di restrizioni non ci siamo arresi alla condanna della lontananza fisica che l’epidemia sembra rendere quasi definitiva, ma cerchiamo di usare la vecchia (telefono) e la nuova (social) tecnologia, per vincere l’isolamento non solo nostro, ma anche degli anziani soli e nelle case di riposo. Non possiamo recarci in visita da loro, come facevamo solitamente, ma questo non significa lasciarli soli. E se gli anziani (non tutti, ovviamente) non sanno usare i social network, magari è possibile riscoprire le lettere che si usavano un tempo, per far sentire loro la nostra vicinanza e il nostro conforto.
Il nostro modo di comunicare con le parole di una chat o di un post su facebook risente della velocità richiesta dallo strumento utilizzato. Forse riusciremo ad uniformare i sentimenti allo strumento, ma non è ancora così. Tanti, troppi lasciano che sia lo strumento a trascinarli, spesso si usano parole affrettate e senza cura, prive di riflessione, comprensione e incuranti della reazione dell’altro. La scrittura è prossimità con l'altro, se così non è diventa confusione, genera caos nel quale ci si perde e non si ascolta.
Non sappiamo come saremo quando cesserà la pandemia da coronavirus, se saremo gli stessi di sempre, o se avremo tratto qualche lezione da tutto questo. Ma, lo ripetiamo, non buttiamo l'esperienza che stiamo vivendo, ma proviamo a trarne insegnamento che ci permetta di cambiare profondamente per poter progettare un futuro migliore, riscoprendo i bisogni dell'altro, del nostro prossimo.
Questa sarà certamente una Settimana Santa che rimarrà scritta nelle pagine dei libri di storia. Diversa, senz’altro, per le modalità, per il dolore della perdita di un nostro caro, per la paura che ha messo in ginocchio tanti Paesi del mondo a causa della pandemia.
Non potremo partecipare fisicamente ai riti della Settimana Santa. Anche la Via Crucis non si terrà nello scenario classico del Colosseo ma sul Sagrato della Basilica vaticana e la Pasqua saremo chiamati a viverla nella preghiera all'interno delle mura domestiche.
“Anche se siamo isolati, il pensiero e lo spirito possono andare lontano con la creatività dell’amore”, ha ricordato il Papa nel messaggio per la Settimana Santa e, più volte in questo tempo, ha chiesto preghiera, solidarietà e gesti di tenerezza, anche con una telefonata agli anziani o a chi è solo.
il Papa ha voluto ricordare con forza che nel silenzio delle nostre città, risuonerà il Vangelo della Pasqua e che in Gesù risorto, la vita ha vinto la morte.
Con questo pensiero di Papa Francesco vogliamo rivolgere a tutti voi i migliori auguri per una serena Santa Pasqua.
Infine ricordiamoci tutti che anche se è Pasqua, non possiamo muoverci dalle nostre case e dobbiamo rispettare tutte le norme in vigore, affinché appena possibile potremo realizzare una “Grande festa dell’abbraccio” e non diremo più “Insieme ce la faremo”, ma diremo……..: “INSIEME CE L’ABBIAMO FATTA”.