24 Aprile 2020
Sarà un 25 aprile diverso quello del 2020 a causa delle norme restrittive dovute all’epidemia in corso. Quest’ anno non potremo scendere in piazza, partecipare a cortei, manifestazioni ma abbiamo ancora bisogno, oggi più che mai, di speranza, di unità, di forza per poter individuare l'orizzonte di liberazione da questo nemico invisibile qual è il coronavirus.
Settantacinque anni fa avveniva la Liberazione dal nazifascismo e finiva la seconda guerra mondiale, scatenata da un regime autoritario, pagando un prezzo impressionante di morti e distruzioni.
Festeggiare il 25 aprile significa celebrare il ritorno dell’Italia alla libertà e alla democrazia.
Significa ricordare la fine di una guerra ingiusta, tragicamente combattuta a fianco di Hitler. Una guerra scatenata per affermare tirannia, volontà di dominio, superiorità della razza, sterminio sistematico.
La Liberazione è liberazione dai regimi totalitari, che purtroppo ancora esistono sul nostro pianeta che, con la crescita di pericolosi populismi estremisti, rischiano di coinvolgere anche alcune democrazie occidentali.
La Liberazione è anche ricordo di tutti i deportati nei campi di concentramento e di sterminio: ebrei, oppositori politici, omosessuali, zingari, rom, minoranze religiose, senza fissa dimora, migranti, apolidi e altri soggetti discriminati. L'orrore della Shoah e dello sterminio di massa operato dal regime nazifascista rappresenta la pagina più buia del novecento.
Oggi, come sempre, non possiamo, e non vogliamo, dimenticare il sacrificio di migliaia di italiani, caduti per assicurare la libertà a tutti e alle generazioni future.
Abbiamo il dovere morale e civile della memoria. Memoria degli eventi decisivi della nostra storia recente, che compongono l’identità della nostra Nazione da cui non si può prescindere per il futuro.
Il 25 aprile del 1945 nasceva una nuova Italia, che si completerà il 2 giugno del 1946, con la scelta della Repubblica e il primo gennaio 1948 con la nostra Costituzione.
Il 25 aprile 1945 nasce l’Italia che pone i suoi fondamenti nella dignità umana, nel rispetto dei diritti politici civili e sociali, nell’eguaglianza tra le persone, nella collaborazione fra i popoli, nel rifiuto del razzismo e delle discriminazioni.
Non era così nel ventennio fascista. Non c'era libertà di opinione, di espressione, di pensiero.
Si doveva soltanto credere alle parole d’ordine del regime, alle sue bugie, alla sua propaganda. Bisognava poi obbedire, anche agli ordini più insensati o crudeli e soprattutto, si doveva combattere non per difendersi, ma per aggredire.
Dopo l'8 settembre 1943 molti italiani, donne e uomini, giovani e anziani, militari e studenti capirono che il riscatto sarebbe passato attraverso una rivolta, prima di tutto morale, contro il nazifascismo. Nacque così, il movimento della Resistenza. Resistenza, alla violenza, all'oppressione alla negazione di ogni forma di libertà e dei diritti fondamentali.
Si poteva resistere in tanti modi: con le armi, con la diffusione di giornali clandestini, con l’aiuto fornito ai partigiani, agli alleati, agli ebrei in fuga. Ma ci voleva grande coraggio, perché ognuna di queste azioni poteva comportare la cattura, la tortura e la morte.
Contadini, operai, intellettuali, studenti, militari, religiosi, costituirono il movimento della Resistenza: tra loro vi erano azionisti, socialisti, liberali, comunisti, cattolici, monarchici.
Vi erano i partigiani, capaci di coraggio, di spirito di sacrificio e di grandi imprese, vi erano i soldati italiani che combatterono con l’esercito alleato. Ma con loro è doveroso ricordare anche quale componente della Resistenza italiana, i tanti militari che, catturati dai tedeschi dopo l’8 settembre, rifiutarono di servire sotto la bandiera di Salò e furono internati nei campi di prigionia. Furono seicentomila e molti morirono nei lager in Germania.
Né va dimenticato il contributo fondamentale delle migliaia di persone che offrirono aiuti, cibo, informazioni, vie di fuga ai partigiani e a militari alleati; dei tanti che si prodigarono per salvare la vita degli ebrei, rischiando la propria.
Anche nel nostro tessuto sociale locale, la Resistenza nacque dal basso in modo pressoché spontaneo. Proprio nei giorni scorsi (il 14 aprile) è morta Giuseppina Marcora, staffetta partigiana che molti di noi hanno avuto il piacere e l'onore di conoscere. Giuseppina sorella di Giovanni (Albertino) Marcora che è stato uno dei primi giovani di Don Giuseppe Albeni, coadiutore a Cuggiono che dopo l'8 settembre 1943 organizzò nei locali dell'oratorio i primi gruppi giovanili clandestini, tra cui figurano Bruno Bossi, Gianangelo Mauri, Peppino Miriani, Angelo e Pinetto Spezia.
In un diario partigiano Don Albeni scrive: "È vicina l'ora del trionfo non del trionfalismo. …….La libertà conquistata la difenderemo con le leggi, non la lasceremo più incustodita sul davanzale della storia."
La Resistenza, con la sua complessità e nella sua grande attività e azione, è stata un grande serbatoio di valori morali e civili.
Ci insegna che oggi, come allora, c’è bisogno di donne e uomini liberi che non chinino la testa di fronte a chi, con la violenza, con il terrorismo, con il fanatismo religioso, vorrebbe farci tornare a tempi bui, imponendoci un destino di sottomissioni, di terrore e di odio.
Lo sdoganamento senza vergogna del razzismo, dell’odio politico-sociale sta logorando la nostra società e la stessa convivenza civile. Tutto ciò nell’indifferenza di tanti, che tanto male ha fatto in un passato nemmeno troppo lontano.
Occorre ricordare che la nostra Costituzione nata dalla Resistenza non è afascista ma, come affermò Aldo Moro in sede Costituente, essa è profondamente antifascista: L’antifascismo infatti non è solo della sinistra, seppure svolse un ruolo determinante, ma è di tutti quelli che si riconoscono nella Costituzione.
Il 25 aprile sia giornata di festa come lo fu nel 1945, sia giornata di memoria sui valori della Resistenza, per impedire che il male possa ritornare.
Il 25 aprile sia ricordo del manifesto scritto a Ventotene dagli esiliati dal fascismo, che immaginarono un’Europa unita senza muri e solidale.
A loro, alle tante donne e uomini che si sacrificarono per la libertà e la giustizia, a Carlo Berra, Giovanni Gualdoni, Giordano e Giovanni Giassi trucidati a Milano dopo l'assalto fascista alla Cascina Leopoldina del 7.7.1944, a Giovanni (Saetta) Rossetti caduto il 14.4.1945 nella battaglia di Arona il nostro riconoscimento e siano sempre ricordati per gli ideali per cui combatterono.
Ma soprattutto in questo particolare momento non dobbiamo mai perdere il sorriso, l'amore per la vita, il sentimento di amicizia, di fratellanza e di appartenenza alla nostra comunità.
Viva il 25 aprile!!